AFRICA, AMERICA, ASIA, ORIGINI DELL'UOMO

I resti proibiti di remote civiltà

        Nel rivisitare il nostro passato si deve considerare che i vincitori tendono a riscrivere la storia a loro misura, modificare ed occultare alcuni eventi per il proprio tornaconto, diviene quindi ovvio supporre e dedurre che quanto scritto e  narrato sulle vicende umane sia stato oggetto di possibili distorsioni di comodo.

Chi ha raggiunto una posizione dominante non può mettere a rischio il proprio futuro, per questo tutto quanto mina lo “status quo” viene screditato o soppresso.

Chiaro esempio quanto accadde in seguito alle indagini archeologiche sull’isola di Manitoulin che rivelarono reperti databili da 65.000 a 125.000 anni.

Chi aveva fatto carriera  appoggiando le teorie ortodosse che non contemplavano insediamenti umani in quelle terre a quelle date, contrastò tali deduzioni.

Molti reperti sparirono misteriosamente nei sotterranei del Museo Canadese ed il sito archeologico venne trasformato in un complesso turistico. Non si poteva  riscrivere la storia del Nord America e vanificare le carriere accademiche di coloro che le avevano conquistate seguendo errate deduzioni.

Quanto riaffiora, anche se discriminato, continua a narrare una storia diversa e insinua il dubbio; seppur ufficiosamente mette in luce un passato diverso da quello riconosciuto. Gli esempi sono molteplici.

I denti di pescecane rinvenuti nel Suffolk sono forati nel centro; qualcuno, due milioni di anni fa, compiendo un lavoro molto  sofisticato per l’epoca, si confezionò una collana…I reperti di quattro scheletri fossili ritrovati a Castenedolo (Brescia) appartengono senza ombra di dubbio a esseri umani anatomicamente moderni, non proto umani come quelli africani; il contenuto di fluorina e la concentrazione  di uranio le datano vecchie di quattro milioni di anni.

Smettiamo di crederci culturalmente e tecnologicamente talmente superiori da escludere la possibilità dell’esistenza di una civiltà precedente la  nostra in grado di costruire moderni agglomerati urbani e non limitata alla vita delle caverne; in grado di avere un’organizzazione civile e  politica ed elevate conoscenze tecnologiche.

Questo solo perché contrario a tutto quello che conosciamo riguardo ai nostri antenati e perché convinti che fossero primitivi e analfabeti; perché non siamo in  grado di comprendere come abbiano potuto conseguire un grado tecnologico elevato.

La nostra arroganza ci fa dimenticare che fino a pochi decenni  fa credevamo la Terra fosse stata creata nel 4004 a.C.; credevano, e forse qualcuno lo crede ancora, in un intervento divino teso a punire gli esseri umani attraverso un diluvio universale, anziché considerarlo  un evento geofisico, o cosmico, con cadenza ciclica.

Quell’arroganza ha  contrastato e mandato al rogo uomini solo perché portatori di idee  contrarie ai dogmi monolitici dell’ortodossia. Un comportamento perdurato anche in tempi “moderni”, nel 1950 con Velikovsky e la sua teoria dei mondi in collisione, nel 1980 quando analisi specifiche e dettagliate cambiavano quanto stabilito dalla scienza riguardo a monumenti lasciati dai nostri antenati e agli eventi che hanno determinato l’evoluzione umana.

Eppure dobbiamo considerare che, secondo le analisi geologiche, la  Sfinge può essere retro datata a 12.000 anni fa; dobbiamo ammettere che  se 65 milioni di anni fa un asteroide non cadeva a Chicxulub, nello Yucatan, non eravamo qui a dissertare su tali argomenti, in quanto il  genere umano non si sarebbe sviluppato e forse i dinosauri sarebbero la  specie animale dominante sul pianeta. Quale valore allora assume quanto  riportato nella Bibbia: “Facciamo l’uomo, sia simile a noi, sia la  nostra immagine.

Dio creò l’uomo simile a lui, lo creò a immagine di  Dio, maschio e femmina li creò.” Abbandoniamo i nostri pregiudizi nella  ricerca della verità riguardo alle nostre origini, altrimenti non saremo  mai capaci di ricostruire il nostro passato.

È un dato sicuro che fino  all’8000 a.C. l’uomo viveva cacciando animali e che solo dopo tale data  iniziò a praticare la pastorizia e l’agricoltura?

Che 5.000 anni dopo si  stabilì in centri urbani originando organizzazioni socio politico religiose che hanno caratterizzato la storia umana?

Perché costruire  monumenti giganteschi senza possedere la tecnologia idonea per farlo?

A quale popolazione neolitica appartenevano i costruttori della Sfinge?

Non a quella che occupava gli insediamenti neolitici di Fayyum nel basso Egitto, la cui massima aspirazione era la sopravvivenza.

Forse  quella che viveva nelle città raffigurate nella “tavoletta Libica” esposta nel Museo del Cairo risalente al 3000 a.C., tuttora sepolte fra  le sabbie del deserto, o nel fango o nelle acque del Mediterraneo.

Forse la popolazione nomade di Nabta dotata di conoscenze tecnologiche e astronomiche elevate, dal momento che fu capace di estrarre lastre di  pietra dalle cave, tagliarle, posizionarle e allinearle nel modo giusto affinché indicassero il punto in cui sorgeva il sole nel giorno del  solstizio di estate 6.000 anni fa.

Tali allineamenti sono i più antichi che conosciamo. Molto più probabile però che i costruttori appartenessero a quella popolazione che sfruttò le cave di pietra 33.000 anni fa. In  tale periodo, 33.000 anni fa, in Cile a Monte Verde, qualcuno ha lasciato tracce di carbone di legna e non poteva trattarsi di un popolo giunto in quei luoghi attraverso lo stretto di Bering che si chiuse  20.000 anni fa, perché 16.000 chilometri non si coprono in poche  centinaia di anni.

Giunsero in quella regione provenienti da altre  terre. 33.000 anni fa la civiltà che viveva nella Dordogna, dove si  trova la grotta di Lascaux, conosceva le costellazioni del Toro, Leone e  Scorpione, chiamandole con il loro nome ed osservavano le fasi lunari,  tenendone conto per stabilire il solstizio d’estate, giorno di una  grande festa religiosa.

Infatti osservando i dipinti eseguiti  utilizzando biossido di manganese 17.000 anni fa sulle pareti della  grotta, i tori, la testa del cavallo e uno strano fantastico animale,  mai vissuto, somigliante ad un unicorno, noi vi riconosciamo la  costellazione del Toro, con le Pleiadi e le Iadi. Nella strana forma  dell’unicorno, fra i segni delle corna, le due stelle brillanti della  Bilancia, nel dorso la stella Antares dello Scorpione e nel ventre la  rispettiva coda. La conoscenza dei movimenti di queste stelle era  profonda e radicata nel tempo; non sottovalutiamo tali conoscenze. Gli antichi conoscevano cose assai più complesse di quanto si possa  immaginare, come il fenomeno della precessione.

Ma dato che occorrono circa 26.000 anni affinché la precessione si completi la sua  osservazione ha richiesto millenni.

Da quanto il fenomeno era conosciuto?

Come e dove possiamo apprendere tale informazione?

Sicuramente dai Miti  perché questi sono stati tramandati oralmente quando mancava la  scrittura ed attraverso i miti si ricordava meglio gli eventi celesti che l’uomo antico teneva sotto osservazione; temendo che dall’alto  venisse il pericolo. Il Mito ci conduce verso una civiltà remota  presente 33.000 anni fa, che Platone situa nel mezzo dell’oceano in un’isola chiamata Atlantide, cancellata da un cataclisma. L’evento, forse ciclico, accennato all’inizio e ricordato come il Diluvio Universale.

Noi non siamo in grado di stabilire se Atlantide fosse il nome con il  quale si conoscesse quella civiltà. Platone nello stilare i suoi poemi  deve aver attinto da qualche fonte antica che di tale civiltà parlava, ma è certo che prima di noi esisteva un popolo in possesso di elevate  conoscenze che espanse i suoi domini in molti angoli del pianeta.

Nel racconto di Platone si parla di unione fra gli umani e gli Dèi, di degradazione dei costumi e della conseguente punizione; tema ricorrente negli altri miti dei popoli, dalle saghe Sumere, alla Bibbia, ai libri  sacri Maya e Indù. Testimonianze di eventi drammatici tramandati  verbalmente.

Anche se la scienza rifiuta e nega che esseri bipedi intelligenti abbiano camminato sulla terra milioni di anni fa, vi sono alcuni reperti che testimonierebbero il contrario; la presenza umana sarebbe risultata in epoche in cui è stato stabilito che l’uomo non  poteva essere presente. Reperti che, ovviamente, sono stati denigrati, non esposti nei musei, dei quali restano solo alcune documentazioni fotografiche perché scomparsi. Sono spariti anche i frammenti di una  tavola di salice finemente levigata risalente a 500.000 anni fa rinvenuta nel 1989 nella valle del Giordano.

È andata perduta la catena d’oro, ritrovata nel 1891 dalla moglie dell’editore del giornale di  Morrisonville all’interno di un pezzo di carbone estratto dalle miniere; non poteva esistere 260 milioni di anni fa. Non all’epoca dei  dinosauri: oppure era errata la teoria riguardo la formazione del carbon fossile. L’oro, oltre tutto, era di 6 carati e all’epoca del  ritrovamento veniva usato oro a 15 carati.

Scomparso anche il piccolo  cubo di acciaio di 6,5×4,5 centimetri, con una profonda scanalatura  tutta intorno e due facce arrotondate, rinvenuto in Austria nel 1885. Lo  stesso dicasi per il chiodo di Kingoode, anch’esso trovato nel carbone, e la catena di ferro inserita nell’arenaria in un pozzo artesiano della  California rinvenuta nel 1952. Reperti che non potevano esistere circa 380 milioni di anni fa.

Come non poteva esistere, 286 milioni di anni fa, l’umano che ha lasciato i suoi resti ossei sepolti a 300 metri nella  miniera di carbone della contea di Macoupin nell’Illinois, ritrovate dai  minatori nel 1862.

Ossa che non furono mai analizzate ma che sono  sparite. Non si trova più la perlina di marmo bianco di 4 centimetri che  aveva un foro centrale di un centimetro e mezzo.Non esiste più l’orma fossile della parte posteriore di una scarpa, risalente al Triassico, trovata nel 1922 da un ingegnere minerario, tale John Reid; per la  scienza era solo “uno scherzo della natura”.

Dell’orma resta solo una foto. Anche nel 1968 venne ritrovata l’orma di una scarpa nell’Utah, su di essa il fossile di un trilobite estinto 280 milioni di anni fa.

Un altro scherzo?

Certo è difficile far sparire impronte fossili umane come quelle rinvenute nel 1938 da Wilson Burroughs nel Kentuky; simili a  quelle ritrovate in Pennsylvania e nel Missouri. Cinque dita ed un arco plantare chiaramente individuabile, un’orma di 25 centimetri.

Dato che  un bipede non poteva esistere in tale epoca, l’orma doveva appartenere  ad una specie animale non meglio identificata, definita “Phenauthropus  mirabilis”, ovvero “mirabile creatura”. Inutile aggiungere che non esiste documentazioni in merito. Non si possono nascondere, né  classificare false, come è stato tentato di fare, le orme umane  rinvenute in Texas, nella zona di Glen Rose e nel fiume Paluxy.

Conosciute quelle di Taylor Trail, quattordici orme umane contornate da 134 orme di dinosauri; rinvenute sotto uno strato di calcare e quindi  autentiche. Caso mai bisogna chiederci solo come gli uomini potevano  sopravvivere insieme ai velocissimi predatori del Triassico; le impronte  umane si trovano in mezzo a quelle dei dinosauri a zampe triungulate e sono chiaramente visibili.

Impronte fossili uguali sono state rinvenute  anche in Russia, Centro America, Africa e Turchia. Decisamente nelle datazioni stabilite dalla scienza c’è qualcosa che non va. È esatto il metodo di datazione adottato?190 milioni di anni fa i dinosauri avevano il pieno possesso del  pianeta poi, 65 milioni di anni fa, si estinsero misteriosamente; ufficialmente in seguito all’impatto dell’asteroide caduto nello  Yucatan. 4 milioni di anni dopo apparvero le prime tracce del nostro  antenato; ma il primo utilizzo di utensili in pietra risale solo a 2,5 milioni di anni fa, benché sia oramai accertato che Lucy e i suoi simili camminarono in posizione eretta 4,5 milioni di anni fa.

La storia della civiltà inizia ufficialmente circa 12.000 anni fa, dopo la fine dell’ultima era glaciale, ma ne siamo certi?

Cosa è realmente accaduto in oltre 60 milioni di anni dopo la scomparsa  dei grandi sauri?

Possibile che il successivo sviluppo dei mammiferi  abbia generato il primo bipede umano dopo un tempo esageratamente  lungo?

Possibile che la storia umana occupi un periodo di tempo così  breve nella totalità della storia del pianeta?

Troppo spesso la scienza  non riesce a fornire spiegazioni soddisfacenti riguardo a tutti i reperti che affiorano dal passato. Sembra sia più facile nascondere e rinunciare a scavare la crosta terrestre evitando in tal modo di trovare  anomalie che obbligano ad una nuova stesura delle vicende storiche  accertate e non evidenziate dalla scienza convinta che, col tempo, saranno dimenticate.

Come, ad esempio, i reperti ritrovati nel monte Table, in California, consistenti in punte di lancia di 10 e 20 centimetri, mestoli, un oggetto di ardesia che somiglia ad  un’impugnatura di arco e un osso mascellare umano; tutti contenuti in  uno strato di ghiaia databile fra i 33 e i 55 milioni di anni.

Sulle ossa fossilizzate di balena rinvenute in Toscana sono presenti alcuni tagli;  le ossa sono talmente dure che non possono essere incise da una punta d’acciaio, i tagli sono stati fatti in epoca remota con attrezzi molto  affilati in seguito all’asportazione della carne.

In Francia, a Gannat, il ritrovamento di un fossile di femore di rinoceronte, anch’esso con  tagli lasciati dalla macellazione. A Pouancé ossa fossili di mammifero acquatico con tagli simili; la datazione di tali fossili ci porta  indietro di circa 25 milioni di anni. Ancora più antichi gli utensili ritrovati a Clermont, daterebbero dai 40 ai 55 milioni di anni.

Siamo certi che tutto quanto ci viene comunicato dallo staff dirigenziale  scientifico sia frutto di indagini e deduzioni di provata serietà e soprattutto veritiero?

In fondo quale interesse scavare nel passato per scoprire la verità sulle origini del genere umano oltre a ricavare  notorietà, considerazione e ricchezza?

Nonostante questo, a volte, alcuni  reperti costringono la scienza a fare un passo, o meglio, un mezzo passo, indietro; ad ammettere l’esistenza di qualche dubbio. Non di  più.

Dopo anni di indagini abbiamo distrutto la teoria di Darwin, in  fondo anche lui qualche anno dopo non credeva più alle sue affermazioni; tracce attendibili portano indietro nel tempo e forse non tutte le  specie dei sauri si estinsero. Sembra che alcuni esemplari siano giunti  fino a noi grazie a particolari condizioni ambientali presenti in determinate zone del pianeta.

Vi sono testimonianze incredibili; oltre i confini della realtà; ma in alcuni casi s’insinua la pulce nell’orecchio. Sembra siano stati visti esemplari di coelacanto, un pesce creduto estinto da milioni di anni. Un “mostro” chiamato “Mokele  Mbembe”, detto anche “N’yamala”, avrebbe terrorizzato alcune popolazioni  dell’Africa. I locali avrebbero identificato nelle foto di un  diplodocus, il Mokele.

Tribù dello Zambia, Zaire e Zimbawue sono state atterrite dalla presenza di uccelli dalle grandi ali, uguali a quelle  del pipistrello, prive di piume, dal lungo becco. Avvistati anche nel  Nord America dal 1890 al 1981, ricordano il bassorilievo rinvenuto nel  1986 nella città di El Tajin raffigurante l’uccello serpente.

I Maya  avevano visto uno pterosauro?

Cose impossibile da spiegare, o da  credere, che la scienza preferisce ignorare, non approfondire. Come ignora dati fisici caratteristici del genere Homo, assenti negli altri  mammiferi terrestri ma presenti nei mammiferi acquatici.

Proveniamo quindi da un primate diverso dagli altri primati?

La nostra evoluzione non ha seguito una selezione naturale come afferma  la scienza?

Le scimmie non si sono evolute come l’uomo. La necessità ha  pinto una specie di primati a camminare in posizione eretta e ad  apportare un cambiamento nel suo sviluppo, non la naturale selezione.

E quindi?

Non parliamo di Dèi discesi dalle stelle a praticare una  fecondazione artificiale inseminando la femmina di un Ominide con il  seme di un “Dio”, non escludiamo nemmeno tale ipotesi dato che molte circostanze portano a tale conclusione; poniamo solo in evidenza alcuni  fatti ai quali la scienza è incapace di fornire una risposta.

Nessuna  scimmia ha sviluppato il proprio cervello rimasto a 440 cm3 come quello  di Lucy; l’Homo Erectus lo aveva di 1200 cm3, noi mediamente di 1400  cm3. Con l’aumento del cervello è aumentata la scatola cranica, e tale aumento avviene nel primo anno di vita, altrimenti nessuna femmina umana  potrebbe partorire un piccolo con la testa grossa come quella di un adulto, pur avendo un bacino notevolmente diverso da quello di una  scimmia.

L’uomo non ha peli sul corpo, è privo di quella pelliccia tipica  degli altri animali che protegge dalle basse temperature, ma ha sotto la pelle uno spesso strato di grasso come gli animali acquatici. Non serve sulla terraferma ma solo in acqua.

L’uomo parla, gli altri primati  no.

Abbiamo il dono della parola grazie al nostra particolare sistema respiratorio esclusivo degli esseri umani, inesistente in tutti gli  altri animali. Siamo gli unici mammiferi che possono respirare sia col naso, sia con la bocca, ma non respirare e mangiare allo stesso tempo a causa della presenza di una laringe definita “discesa”.

La trachea e l’esofago non sono separati; la prima si trova nella cavità  orale dietro la lingua, il palato è aperto e il cibo entra nell’esofago, l’aria nei polmoni. Un sistema altamente rischioso dato che in seguito  ad una malattia, o ad altra causa incidentale, il sistema di controllo  si guasta e andiamo incontro al rischio di soffocamento da cibo.

Gli  altri animali mammiferi possiedono un muscolo circolare contrattile che  smista cibo e aria. Un mistero inspiegabile come la nostra  struttura, considerata anomala per i mammiferi terrestri, si sia evoluta. La scienza non ha spiegazioni.

La “laringe discesa” è presente nei mammiferi acquatici che possono respirare con la bocca, trattenere ed espellere in poco tempo un notevole volume di aria, quindi emergere e immergersi di nuovo. Questo comporta un controllo della capacità polmonare; altra caratteristica dell’uomo e dei mammiferi acquatici, che ci ha permesso di poter modulare i suoni e comunicare con la parola.

E  non sono le sole caratteristiche che ci rendono una specie unica. Siamo gli animali che hanno rapporti sessuali in posizione frontale; la nostra traspirazione è priva di un sistema di controllo dell’espulsione di  acqua e sali, di conseguenza ci espone al rischio di sopravvivenza.

Per quale motivo un simile organismo dovrebbe aver avuto sviluppo nella  savana africana?

Quale era il suo reale habitat?

Nella ricerca sulle  cause del cancro è stato scoperto che i babbuini erano affetti da un virus mortale e avevano sviluppato nel tempo un gene che lo combatteva, la sequenza genetica si è conservata solo nei primati africani, ma non  ne esiste traccia nella struttura umana.

La specie è stata costretta  all’isolamento?

Le nostre origini sono davvero in Africa?

Sette milioni  di anni fa in Etiopia esisteva un mare interno che aveva trasformato  l’altopiano di Danakil in un’isola paludosa nel Mar Rosso; un habitat  isolato. Il babbuino non era presente nel territorio, ma i primati che la popolavano furono costretti a spostarsi nel mare.

Iniziarono a camminare eretti per poter respirare nell’acqua? Quando il mare si  ritirò venne a formarsi il deserto di sale di Danakil dove furono scoperti, nel 1995, un cranio ed un bacino databili a due milioni di  anni fa.

A sud di tale luogo venne ritrovata Lucy e altri esemplari a  lei simili; ma il ginocchio di Lucy non poteva rimanere bloccato come il  nostro e quindi non era in grado di assumere una perfetta posizione eretta.

Lo sviluppo umano ha avuto inizio a Danakil, oppure 8  milioni di anni prima in altro luogo?

Forse ancora più indietro nel tempo?

In un certo senso sembrerebbe sia così. L’archeologia ha bisogno  dell’apporto delle altre discipline scientifiche per fornire dati certi e credibili, non può rimanere solo una raccolta di cose a volte incredibili e falsate a proprio uso e consumo e per il proprio tornaconto da eminenti e illustri personaggi, che da affermazioni non del tutto veritiere e mostrando prove di altrettanto tenore, hanno  trasformato il loro destino e, di conseguenza, la storia dell’uomo.

Non verrà mai affermato ufficialmente che qualche periodo della nostra storia deve essere riscritto perché le nuove tecnologie a nostra  disposizione hanno proiettato una nuova luce su alcuni reperti  archeologici, ma le evidenze parlano da sole. L’uomo, d’altro canto, si evolve apprendendo quanto più possibile del suo passato, delle sue origini; nel passato è racchiuso il futuro, quanto apprenderà lo aiuterà a comprendere le sue paure e affrontare la vita in modo diverso.

È inutile negarlo, l’uomo è sempre dominato dalla paura dell’incognito, dalla sua emotività che lo rende facilmente condizionabile; dal suo innato istinto animale che lo spinge a volte a compiere azioni di efferata ferocia verso le altre specie animali e coloro che giudica ostili a causa della diversità della pelle o del credo politico e  religioso. Conoscendo le sue radici l’uomo riuscirà a capire il suo prossimo, ad avvicinarlo senza timore a costruire con lui qualcosa di  più grande.

La stessa storia lo insegna.

Vi siete mai chiesti perché nell’antichità molte delle nostre cognizioni erano già note e come mai  dall’anno mille tutto fu dimenticato?

Perché tante affermazioni che sono la base della nostra scienza furono combattute come eretiche e  messe al bando chi le divulgava?

Giordano Bruno e Galileo hanno sfidato le opinioni limitate dei loro contemporanei con le loro affermazioni. Il  primo finì sul rogo per aver affermato che esistono infiniti soli e  pianeti che girano intorno ad essi, alcuni dei quali abitati. Il secondo fu condannato dalla chiesa per aver espresso un concetto riportato  anche su testi indiani e cinesi redatti millenni prima del suo tempo, ossia che la “terra è un globo nello spazio”.

Per quanto possa sembrare  strano, al tempo di Aristarco di Samo (III° sec. A.C.), si insegnava che  la Terra era rotonda e ruotava intorno al sole. Il giorno di Brama, cioè l’inizio dell’Universo, secondo gli antichi libri indiani, è  lontano 4.320 milioni di anni; per gli astronomi moderni 4.600  milioni.

La civiltà è più vecchia di quanto si creda; noi stiamo  ricalcando le scene già percorse da una precedente e avanzata  civilizzazione. Forse stiamo ripetendo gli stessi errori di presunzione che la portarono alla distruzione. È assurdo pensare che la cultura  urbana di Catal Huyuk sia apparsa dal nulla 10.000 anni fa, la sua  origine ha avuto luogo alcuni millenni prima in un’altra zona geografica.

Dati scientifici incontrovertibili ci segnalano che 80.000 anni fa il ghiaccio ricopriva Europa, Russia, Canada, Stati Uniti 12.000 anni fa l’aspetto del globo era diverso: Nuova Guinea e Tasmania erano un solo territorio; Filippine, Sumatra e Borneo erano collegate  all’Asia. Esistevano terre a sud del Sud Africa in un estensione di 150  chilometri; l’Alaska e la Siberia erano collegate da una striscia di  terra priva di ghiacci; nella Manica vi erano vaste pianure e così nel  Mediterraneo, si estendevano per oltre 200 chilometri dalle coste  tunisine.

Una vasta e fertile pianura percorsa da fiumi si allungava per 300 chilometri a sud di Venezia. Alla fine dell’era glaciale i mari alzarono il loro livello di oltre 120 metri penetrando nell’entroterra, in alcuni casi fino a 300 chilometri.

Questo per un periodo di 2.000  anni, costringendo l’uomo ad arretrare abbandonando abitazioni, città,  miniere, tecnologie; la lavorazione dei metalli fu interrotta e si  ritornò all’utilizzo di utensili di pietra. 9.000 anni fa il livello dei mari si stabilizzò e l’uomo smise di fuggire verso le montagne, si  stabilì nelle fertili pianure alluvionali formate dai fiumi dedicandosi all’agricoltura, gettando le basi della nuova civiltà.

Iniziando a  scrivere la nuova storia.

Come è stato scritto, l’uomo è veramente civile  quando si ricorda del suo passato, lo sente vivo, legato a sé. L’uomo è  nato quando è riuscito a far suoi i concetti astratti che sono alla  base della religione, della matematica, dell’arte, della musica. L’uomo è divenuto tale quando è stato capace di raggiungere il mondo dello  spirito, apprezzare la bellezza; nel momento in cui ha saputo  distinguere il vero dal falso; di immaginare cose fuori dalla realtà.

Quando guardandosi intorno ha elaborato il pensiero in relazione alle sue osservazioni ed ha compreso le cose, trovato le risposte ai suoi  perché. Quindi la storia della nostra evoluzione è la storia della  civiltà. William Prescott affermò che un intero popolo può sparire ma la  storia della scienza che ha fatto sua resterà per sempre. I monumenti  sparsi nel mondo ne sono la splendida testimonianza.

Chi non è rimasto stupito davanti alle piramidi e non si è chiesto chi le abbia erette, come e perché?

Chi non ha cercato negli occhi della Sfinge la risposta al quesito della sua esistenza?

E splendide testimonianze lo sono anche gli antichi documenti salvati dai tanti incendi che hanno distrutto numerose biblioteche nel passato, nei quali è impresso il grande sapere dell’uomo di un tempo. Quarant’anni fa gli scienziati non ammettevano l’esistenza di civiltà avanzate ed erudite che avevano vissuto per oltre 4.000 anni nell’America Centrale.

L’Iliade e l’Odissea sono stati creduti frutti della fantasia di un antico scrittore fino a quando Schliemann non riportò alla luce le rovine di Troia. Nessuno storico immaginava che Creta, 4500 anni fa, fosse stata la culla di una fiorente cultura finché gli scavi di Evans lo accertarono.

Lo “zero” fu introdotto dall’India e fino all’epoca di Cartesio non era ancora conosciuto nell’Europa occidentale il concetto di milione, mentre in India, Mesopotamia (l’odierno Iraq) ed Egitto veniva usato un preciso segno per indicare tale cifra. In Europa all’inizio del ‘600 non si usavano le posate ma le dita, non vi erano impianti igienici, di distribuzione di acqua corrente, reti fognarie per l’eliminazione delle  acque luride, piscine e bagni pubblici, tanto meno quelli privati. A Mohenjo Daro, in Pakistan, nel 2500 a.C, ogni palazzo cittadino ne era  provvisto.

Il significato storico e geografico della città mesopotamica di Ur, menzionata nella Bibbia come la città natale di Abramo, venne compreso solo dopo che fu riportata alla luce da Sir Wolley. Le spighe di grano fra le braccia di Demetra ci hanno indicato quando il frumento fu  introdotto in Grecia.

Quante le antiche culture in possesso di  conoscenze avanzate rispetto all’Europa del ‘600?

Il passato ha sempre  costituito un faro nel cammino verso il futuro. La tecnologia a nostra  disposizione oggi deriva da antiche conoscenze che l’uomo ha ritrovato. Possiamo affermare che il volo, l’elettricità, l’energia nucleare, quella sonica, e chissà quali altre tecnologie erano note in un tempo remoto; tecnologie che ancora non abbiamo riscoperto.

Conoscenze che possiamo benissimo ritrovare e comprendere se smettiamo di nascondere sempre la verità e indaghiamo seriamente sul nostro passato, fra le antiche carte dove sono riportate storie, miti e leggende di civiltà perdute; senza perderci nelle esose e complicate dissertazioni.

Articolo di Mauro Paoletti

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